
Dal 1° al 4 settembre, la Sapienza Università di Roma ha ospitato la IV Conferenza Internazionale di Scuola Democratica, dal titolo Learning for Democracy / Democracy for Learning. Un titolo che rispecchia la natura stessa della conferenza, nata dalla convinzione che educazione e democrazia siano pratiche inseparabili, come spiega nell’apertura dei lavori Assunta Viteritti, responsabile del comitato scientifico e organizzativo.
La storia di questo congresso è particolare. Scuola Democratica è prima di tutto una rivista scientifica, nata in Italia negli anni ’70 per sostenere gli insegnanti impegnati nella sperimentazione pedagogica e nel dibattito sulle politiche educative. Il suo fondatore è Luciano Benadusi, sociologo dell’educazione della Sapienza, che dal 2010 ha affiancato alla rivista il sottotitolo Learning for Democracy: lo slogan che, appunto, ai nostri giorni, dopo quindici anni, diventa il tema-guida di questa quarta conferenza.
Il congresso vero e proprio è dunque più giovane della rivista e nasce anche grazie all’Associazione Per Scuola Democratica, costituita per sostenerla. A iniziare dalla prima edizione di Cagliari del 2019, si tiene ogni due anni in una città diversa, tornando quest’anno, per la prima volta alla Sapienza, l’ateneo dove la rivista è nata e si è sviluppata nei decenni. Un ritorno alle origini, proprio nel momento in cui lo slogan della rivista diventa il filo conduttore dell’intera conferenza.
Il 2026 e le novità

E proprio per sottolineare la necessità di un accesso democratico alla scuola e dunque alla vita, la conferenza di quest’anno è dedicata alla memoria dei tanti, tantissimi bambini uccisi nelle guerre contemporanee, a Gaza, in Israele, e nei conflitti che attraversano Ucraina, Libano, Iran, Siria, Yemen, Sudan, Sahel, Somalia e Myanmar, oltre a chi ha perso la vita cercando di attraversare il Mediterraneo. Secondo l’UNICEF, oggi circa 473 milioni di bambini nel mondo – ovvero uno su sei – vivono in aree colpite da conflitti armati(1)Comunicato UNICEF: Not the new normal (28 dic 2024)..
È anche un congresso di respiro sempre più ampio: oltre 1.200 studiosi da tutto il mondo, più di 150 panel tematici, circa 220 sessioni e oltre 1.000 contributi scientifici selezionati, in crescita costante rispetto alle edizioni precedenti.
Tra le novità di quest’anno, l’intelligenza artificiale ha fatto irruzione con forza: un tema che nelle edizioni precedenti era solo una delle tante sfaccettature di un unico filone dedicato alla tecnologia e che ora diventa uno stream autonomo, con ben 19 panel. Un chiaro segno di quanto sia ormai percepito come trasversale e urgente per chi si occupa di educazione.
Un congresso anche per insegnanti
Non è solo nella scelta dei temi che si sottolinea la volontà di rivolgersi e coinvolgere direttamente il mondo della scuola. È chiaro che la conferenza non riunisce solo chi fa ricerca, ma è anche un evidente invito rivolto ai docenti e a chi lavora nel mondo della scuola. Per loro c’era quest’anno un occhio di riguardo anche sulle tariffe: si poteva venire semplicemente ad ascoltare (cosa non sempre ammessa ai congressi scientifici) partecipando come uditori gratuitamente. Ed è anche un’occasione di formazione riconosciuta: sono ben cinque i simposi pensati specificamente per insegnanti e dirigenti scolastici, su temi come le neuroscienze applicate alla didattica, il benessere della professione docente, l’intelligenza artificiale, l’inverno demografico e gli stereotipi di genere nell’apprendimento. Chi partecipava ad almeno tre dei cinque simposi riceve una certificazione formativa ufficiale rilasciata dalla Sapienza.
Aprire le porte alla Scienza
E poi c’è quello che interessa più da vicino noi del mondo della ricerca: per la prima volta sono comparsi quest’anno panel esplicitamente dedicati alla scienza e alla cittadinanza scientifica. Sessioni dai titoli evocativi dove la Scienza la fa da padrone: Scientific Citizenship at the Boundaries: Re-Enacting Science Practices for Democratic Futures o The Democratic Turn in University STEM Education che mostrano che esiste spazio per la cultura scientifica dentro il discorso ampio della cittadinanza democratica. E inizia a essere riempito da enti di Ricerca e Università.
In prima battuta, anche dall’INAF, la cui presenza alla conferenza si concentra attorno a diversi temi e progetti. Il primo è stato nel panel Democratic Education and Critical Thinking: Innovative Practices in School, dove Stefano Sandrelli, INAF, ha presentato Sabir, uno dei progetti internazionali di codesign dell’OAE Center Italy di cui Stefano è il Manager (progetto a cui dedicheremo un articolo a parte).
Il secondo tema riguarda come ripensare le pratiche della stessa scienza per costruire una cittadinanza scientifica aperta e democratica: è il panel Scientific Citizenship at the Boundaries, guidato da Sara Ricciardi, sempre dell’INAF, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Bologna.
L’impronta dell’INAF nel programma, però, va oltre: altri argomenti affrontati nelle presentazioni hanno toccato il divario di genere nelle discipline STEM, il gioco e il tinkering come pratiche didattiche, i progetti di collaborazione internazionale (come quello con una favela del Brasile), e tanto altro. Insomma, un programma fitto, con una presenza scientifica che di anno in anno si fa sempre più utile e capillare.
Note
| ↑1 | Comunicato UNICEF: Not the new normal (28 dic 2024). |
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