Scoperte

Terremoti e collasso sociale?

In questa era di emergenza planetaria legata alla pandemia del COVID-19 e alla relativa crisi economica mondiale, ci chiediamo se fenomeni naturali come i terremoti, di estrema violenza e gravità ma di portata geografica limitata, possono essere considerati pericoli globali per la nostra Società civile. Vogliamo porci questa domanda in occasione della ricorrenza di un Terremoto tragico, avvenuto nel 2003, che ha quasi totalmente distrutto la città di Bam, in Iran, il 26 dicembre 2003. Lo facciamo ospitando una riflessione sull’argomento di Sahar Nazeri, sismologa iraniana che lavora oggi a Napoli, presso l’Università Federico II e che ha vissuto in prima persona quell’esperienza e con Aldo Zollo, ricercatore dell’Università Federico II.

Collasso. Come le società scelgono di morire o vivere è il titolo di un libro scritto da Jared Diamond, ben noto autore americano dell’Università della California. Nel libro, l’autore passa in rivista le possibili cause di fallimento di civiltà che vanno dalla storia più recente alla preistoria, identificando 5 possibili fattori che ritiene determinanti per il collasso. I primi quattro sono: i danni ambientali su larga scala, i cambiamenti climatici, le guerre o più in generale i vicini ostili, e la mancanza di partner commerciali. Il quinto è l’incapacità di reazione della Società stessa ai precedenti fattori.
Di questi 5 fattori di collasso, solo i primi due sono legati a cause che possiamo definire naturali, ovvero i danni ambientali e il cambiamento climatico. Nessuno, a prima vista cita la cultura e lo sviluppo sociale. Tuttavia, i due concetti di cultura e sviluppo sociale sono inseparabili. L’UNESCO, la principale organizzazione di protezione della cultura e del patrimonio mondiale, definisce la cultura come

l’insieme di caratteristiche spirituali, materiali, intellettuali ed emotive distintive della società o di un gruppo sociale, che comprende, non solo arte e letteratura, ma stili di vita, modi di vivere insieme, sistemi di valori, tradizioni e credenze.

È ovvio che la cultura e lo sviluppo sociale, inteso come l’evoluzione di una civiltà economicamente e socialmente fiorente, sono causa ed effetto l’una dell’altra e intimamente collegate. In linea di principio la civiltà è alla base della prosperità culturale e una società sviluppata si basa sull’evoluzione e sulla formazione di relazioni umane e lo sviluppo di conoscenza e tecnologia. Ed è l’insieme delle situazioni politiche, economiche, morali, culturali e artistiche definiscono le principali infrastrutture della società civile.
Indubbiamente, uno dei segni fondamentali della cultura e della civiltà di qualsiasi regione è il patrimonio e i monumenti storici. L’UNESCO stessa svolge un ruolo significativo nel mantenimento e nella salvaguardia culturale, con 1121 siti elencati e protetti come patrimonio mondiale . Molti di questi luoghi non sono stati risparmiati dai 5 fattori di collasso identificati da Diamond. Il fattore con il peso più evidente è la guerra, i cui effetti sono estremamente evidenti. Ricordiamo in Iraq, a Mosul, l’incendio dell’antica Chiesa e la distruzione dell’eredità archeologica dell’antica città di Nineveh; nell’Iraq del nord la distruzione dell’antica città assira di Nimrud del 13esimo secolo avanti Cristo e in Afghanistan, il bombardamento delle grandi statue di sabbia di Mamiyan. Questi sono solo alcuni degli annientamenti più recenti provocati dall’ISIS e dai Talebani. Questo tipo di distruzione accadeva di frequente anche storicamente, in concomitanza con l’ascesa e la caduta dei grandi imperi del passato, come il crollo dell’impero romano da parte dei barbari o l’attuale Iran, nata dalle prime civiltà della Persia.

Perspolis,Taken-from-UNESCO
Un’immagine di Persepoli, in Iran, patrimonio dell’UNESCO – crediti: sito UNESCO

Tornando ai cinque fattori di collasso, bisogna notare come anche le cause naturali, tra cui fenomeni violenti naturali come terremoti e vulcani, possano essere cause o concause di un collasso di civiltà. Sebbene questi fenomeni naturali non possano distruggere l’intero territorio di una civiltà sviluppata, i loro effetti distruttivi sono innegabili e le conseguenze possono essere fatali da vari punti di vista, come quello economico, sociale, culturale e così via. Secondo l’ultimo rapporto (2009-2019) pubblicato da CRED EM-DAT, sugli effetti dei disastri naturali e tecnologici dal 1900 ad oggi, la media annuale di terremoti distruttivi, nel mondo, è di 25. Per un numero medio annuo di circa 26.931 morti e perdite economiche di 42,2 miliardi di dollari.
Il 26 dicembre è l’anniversario del devastante terremoto di Bam (2003), uno dei terremoti più mortali, avvenuto in Iran con circa 50.000 tra morti e feriti. La storia dell’antica città di Bam risale al periodo achemenide (IV-VI secolo a.C.), e Bam è stata una città pioniera dal VII all’XI secolo grazie alla produzione di seta e cotone. Una vasta parte della città è stata distrutta dal terremoto del 2003, tra cui Arg-e-Bam, il più grande edificio in mattoni del mondo. Storicamente risalente a 2500 anni fa, Arg-e-Bam era il simbolo della città medievale ed esprimeva la ricca identità culturale della regione. Dopo questo terremoto, nel 2004, “Bam e il suo paesaggio culturale” sono stati elencati dall’UNESCO come parte del patrimonio mondiale dell’umanità.

nazeri-img3
Una mappa del mondo con i terremoti degli ultimi 5 anni con magnitudo >5 (cerchi rossi) e i siti patrimonio dell’Umanità salvaguardati dall’UNESCO (cerchi blu chiaro). Crediti: Sahar Nazeri

Quello di Bam non è un caso isolato o particolarmente sfortunato. In generale, dal punto di vista sismico, le regioni più attive al mondo sono costituite da due zone principali: l’Anello di Fuoco, una zona a ferro di cavallo attorno al bacino dell’Oceano Pacifico e la fascia alpino-himalayana che si estende dall’Europa fino alla Cina. Una parte molto significativa dei siti del patrimonio mondiale elencati nell’UNESCO e considerati di valore culturale, è situata in aree ad alta sismicità.
Oggi, siamo ancora ben lontani dalle conoscenze necessarie per controllare l’alta energia rilasciata da fenomeni naturali come il terremoto e per poter prevedere il momento di origine o le caratteristiche del fenomeno, come posizione e magnitudo. Non dobbiamo, però, sottovalutare l’importanza di alcuni strumenti sismologici come i Sistemi di Allerta Precoce dei Terremoti (in inglese EEW, Earthquake Early Warning) che mirano a ridurre il più possibile gli effetti distruttivi dei terremoti in corso. Questi sistemi forniscono rapidamente un’allerta di imminente scuotimento del suolo in tempo reale, non appena vengono rilevati terremoti in corso e prima dell’impatto delle onde più distruttive su edifici e impianti industriali. Considerando che con le moderne telecomunicazioni l’invio degli allarmi è più veloce della propagazione delle onde sismiche, l’informazione può arrivare a un sito target prima degli effetti del terremoto stesso. Uno di questi sistemi chiamato PRESTo (Probabilistic and Evolutionary early Warning System), è stato sviluppato dalla Federico II ed è attualmente in uso sperimentale per obiettivi di ricerca.
L’importanza dell’uso della scienza al fine di minimizzare le conseguenze ambientali sta diventando sempre più evidente non solo per salvare vite umane, ma anche per preservare le risorse energetiche e i monumenti storico / culturali. Nella speranza di usare sempre meglio le nostre capacità scientifiche per preservare tutti i beni preziosi delle società umane, dalla vita umana, al patrimonio culturale.

Arg-e-Bam
Una immagine del palazzo Arge-e-Bam, in Iran, prima del terremoto di Bam – crediti Aboozar Akbarian

Scritto da

Categorie