Scoperte

Una notte d’estate a osservare stelle cadenti

Prepariamoci al meglio a osservare lo spettacolo delle notti d'estate: le Perseidi.

L’evento principale del mese d’agosto è segnato dalle Perseidi, lo sciame meteorico più famoso dell’anno grazie al favorevole periodo climatico che lo accoglie, evidenziando un picco di attività intorno al 12 agosto, quando lo ZHR (numero orario di meteore visibili allo zenit – il punto più alto del cielo – in condizioni ottimali) raggiunge il valore di 90.
Il nome “Perseidi” deriva dalla posizione del radiante, ovvero del punto dal quale sembrano provenire queste meteore. Questo punto è ospitato dalla costellazione del Perseo, appena sotto la “doppiavvù” Cassiopea.

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Il radiante delle Peseidi ai nostri giorni. Crediti software Stellarium

Il primo legame tra le comete e gli sciami meteorici fu ipotizzato dall’astronomo Schiaparelli nel 1866: le comete, sublimando (trasformando il ghiaccio direttamente in gas, senza passare per lo stato liquido) avvicinandosi al Sole, lasciano al loro passaggio una miriade di particelle e sono proprio queste che, intersecando l’orbita terrestre, danno vita al fenomeno degli sciami meteorici. Si tratta quindi di resti di una cometa, precisamente la Swift-Tuttle scoperta nel 1862, in modo indipendente, da Lewis Swift e da Horace Tuttle, quando l’astro raggiunse una luminosità molto elevata con magnitudine 2 accompagnata da una coda di circa 30 gradi di cielo (per confronto, la Luna ha un diametro di mezzo grado). Inizialmente il suo periodo orbitale fu calcolato in cento anni salvo poi effettuare di nuovo i calcoli e ricalibrare su 130 anni: e infatti la cometa è tornata a far visita al Sistema Solare interno nel 1992, anche se in modo meno spettacolare. Il prossimo passaggio è previsto per il 2126.
L’origine delle meteore è quindi dovuta alla presenza di polveri lungo l’orbita terrestre, lasciate proprio dalla Swift-Tuttle: è la Terra – quindi – che durante il proprio tragitto orbitale va ad infilarsi in questo banco di polveri le quali, a loro volta, entrano nell’atmosfera generando le “stelle cadenti“.
Sono spesso chiamate “lacrime di San Lorenzo” visto che un tempo il giorno più indicato per l’osservazione era il 10 agosto mentre oggi come detto, parliamo di 12 agosto come picco. La notte di San Lorenzo è in effetti una data storica ma il moto di precessione della Terra ha determinato lo slittamento di alcuni punti di riferimento, con la conseguenza che oggi la notte del picco dello sciame è slittata al 12. Le prime registrazioni risalgono invece al 36 d.C. a opera dei cinesi, mentre i greci riconducono lo sciame alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto: il fatto di indicare una festività ancora antecedente al 10 agosto lascia pensare che i Greci si siano accorti delle Perseidi molto tempo prima, quando la precessione non aveva ancora fatto migrare il radiante nella posizione del 10 agosto.
Le meteore sfrecciano a una velocità media di 60 chilometri al secondo e sono caratterizzate da un colore bianco-giallo che, nei casi di maggior luminosità, può virare al verde.

Come fare per osservarle al meglio?

Dimenticatevi binocoli e telescopi: dovreste avere davvero un gran colpo di fortuna per vedere una meteora proprio nel ridotto campo di vista di uno strumento ottico a ingrandimenti! L’occhio nudo va più che bene, ma ci sono degli accorgimenti che possono rendere la serata di “stelle cadenti” più confortevole e redditizia. Considerate, infatti, di dover passare la notte all’aperto e, anche se la temperatura all’inizio può essere piacevole, a lungo andare potreste sentire fresco o subire l’umidità o le zanzare: procuratevi quindi gli strumenti giusti per fronteggiare queste avversità, soprattutto perché in genere lo spettacolo migliore si registra dopo la mezzanotte. Strumenti? Una sedia a sdraio, tipo mare, è molto utile e comoda.
Contrariamente a tutti gli altri spettacoli celesti, gli sciami meteorici non sono prevedibili e non si sa a quale tipo di evento si sta per assistere, né per il “dove” né per il “come”. Se potete scegliere il momento di osservazione e non potete star fuori tutta la notte, è preferibile puntare sulle ore a ridosso del crepuscolo mattutino. Molto dipende dalla presenza della Luna, ma quest’anno il nostro satellite sarà presente solo per le prime ore della serata. Requisito principale, quindi, è come sempre un cielo più scuro possibile, libero da ostacoli all’orizzonte come alberi e costruzioni. Date uno sguardo alle costellazioni: se ad esempio non riuscite a vedere la Corona Boreale perché il cielo è troppo illuminato, conviene cercare un altro posto. Non decidete subito: i nostri occhi impiegano un po’ di tempo ad adeguarsi al buio quindi attendete mezz’ora sotto il cielo e poi valutatene la bontà. E soprattutto non guardate il vostro cellulare perché la sua luce vanifica tutto lo sforzo compiuto dai nostri occhi.

Dove guardare?

Non lasciatevi ingannare dal radiante poiché è raro osservare meteore proprio a ridosso del radiante. Non guardate direttamente in Perseo, quindi, ma in zone non troppo vicine né troppo distanti. Diciamo entro i 90 gradi. In realtà una Perseide può essere vista anche nella parte opposta del cielo rispetto al radiante ma la media può essere rinvenuta in una zona di raggio 90 gradi.

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Immagine a media esposizione del cielo con la ripresa di alcune Perseidi. Crediti sistema ASTRALE, Associazione AstronomiAmo

Scritto da

eduinaf_avatar_autori Stefano Capretti

Nato a Roma nel 1975, svolgo la mia professione di informatico con la fortuna di averla potuta applicare alla progettazione e allo sviluppo di diverse unità di volo e di Terra di satelliti e costellazioni satellitari, italiani e non, con particolare riguardo alla efficienza e sicurezza dei sistemi di telemetria e controllo. Appassionato di astronomia, preferibilmente visualista, mi occupo di divulgazione da circa dieci anni, dapprima in solitaria e attualmente come presidente dell’Associazione AstronomiAmo, per la quale curo in particolare il sito web, la libreria di calcolo di effemeridi, le relazioni con il pubblico e le dirette streaming.

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