Universo Mondo

Emozioni e astronomia: cosa proviamo quando osserviamo il cielo

english_flag
Viaggia con noi a Coimbra per scoprire con Joana Marques come le emozioni trasformano l’osservazione del cielo e la didattica dell’astronomia.
Joana Marques
Joana Marques

Benvenute e benvenuti a un nuovo anno sulle pagine di Universo Mondo. Per dare il via al 2026, andiamo in Portogallo per visitare la sua università più antica, che si trova a Coimbra, dove incontriamo Joana Marques e la sua ricerca sulle pratiche di didattica e comunicazione dell’astronomia con un angolo molto speciale: le emozioni che proviamo quando osserviamo il cielo.

Ciao Joana, non vediamo l’ora di tuffarci nella tua entusiasmante ricerca! Ma prima raccontaci qualcosa del tuo lavoro e del percorso che ti ha portato fin qui.
Al momento sono ricercatrice in didattica e comunicazione dell’astronomia presso l’Istituto di Astrofisica e Scienze Spaziali (IA) dell’Università di Coimbra, in Portogallo. Ho studiato fisica proprio in questa università e in quegli anni facevo parte della sezione di astronomia dell’associazione studentesca dell’università, lavorando anche in centri scientifici, musei e planetari.
In seguito ho lavorato come educatrice presso il Museo della Scienza dell’Università di Coimbra: qui ho consolidato la mia esperienza nella didattica della scienza in contesti informali. Ho coordinato il team di didattica per un anno ed è stata un’esperienza straordinaria perché, oltre alla gestione del team, alla formazione e alla gestione dei volontari, alle visite e alle attività, ho continuato a essere coinvolta in ogni fase del processo, dall’ideazione, alla formazione, all’esecuzione e alla valutazione delle attività.
Poi mi sono trasferita in Brasile, dove ho conseguito Master e Dottorato di Ricerca in Didattica della Scienza e della Matematica. In questo periodo ho iniziato a fare ricerca sulla didattica informale dell’astronomia. L’avventura successiva è stata la Cina. Mentre stavo ancora completando il dottorato, io e mio marito ci siamo trasferiti a Zhuhai, vicino a Macao. Nel frattempo è nata mia figlia. Ho rallentato il ritmo, ma ho continuato a fare ricerca sulla didattica dell’astronomia.
Quando ho ottenuto un posto di post-dottorato presso l’Università di Macao, ho iniziato a studiare la didattica e la comunicazione dell’astronomia utilizzando approcci naturalistici e concentrandomi sui planetari e l’osservazione del cielo. Dopo 7 anni in Cina abbiamo deciso di tornare in Europa ed eccomi qui, all’IA, dove continuo a studiare le pratiche di didattica e comunicazione dell’astronomia.

Che viaggio incredibile! Non solo attraverso tre continenti, ma anche una gran varietà di ruoli e posizioni diverse. Cosa ti ha spinto verso la ricerca, alla fine?
Penso la curiosità e la passione. Lavorando per alcuni anni in centri scientifici, musei e planetari, avevo iniziato a chiedermi come funziona la comunicazione scientifica, qual era lo scopo, cosa funziona, cosa no, e perché. Che cos’è la comunicazione e la didattica dell’astronomia?
Mi sono resa conto di avere una grande passione per questo argomento, ma nessuna conoscenza, a parte l’esperienza pratica, per rispondere a queste domande. Così ho deciso di approfondire l’argomento. Durante il Master e il dottorato ho ottenuto alcune risposte, e molte altre domande! Ho iniziato ad appassionarmi a questo ambito di ricerca, cercando di comprendere meglio la didattica e la comunicazione dell’astronomia, sia dal punto di vista pratico che teorico.

Observing in China comet NEOWISE
Joana Marques durante un’osservazione della cometa NEOWISE in Cina

Il tuo lavoro copre varie pratiche di didattica informale e public engagement dell’astronomia: l’osservazione del cielo, planetari, musei. Come hai scelto questo tema in particolare?
È successo in modo molto naturale. La didattica informale e la comunicazione dell’astronomia sono sempre state le aree che mi appassionavano e in cui avevo esperienza pratica. Quindi, durante Master e dottorato, ho pensato fosse logico approfondire questo settore.
Ho iniziato da una prospettiva più ampia, tracciando un ritratto dinamico del settore in Brasile, dove studiavo, e una diagnosi di problemi e possibili soluzioni. Ma dopo averlo fatto, ho notato che volevo concentrarmi maggiormente sulle singole pratiche, e non tanto sulle caratteristiche macroscopiche. Gradualmente ho iniziato a muovermi in questa direzione. Il post-doc a Macao mi ha permesso di fare proprio questo, e ho iniziato a fare ricerche specifiche sulle pratiche di osservazione del cielo e sulle sessioni al planetario.
Ora mi rendo conto che la mia passione è sempre stata l’osservazione del cielo. Più la studio, più la ritengo così importante in diverse dimensioni, e più mi appassiono all’osservazione, all’aiuto degli altri nell’osservare e alla ricerca su come si svolgono queste pratiche.

Uno dei tuoi ultimi lavori ruota intorno alle emozioni che proviamo durante le osservazioni del cielo al telescopio. Parliamone.
Sì! Questa è una ricerca davvero entusiasmante. Innanzitutto, chiunque conduca osservazioni del cielo con il pubblico sa che emozioni come stupore e meraviglia sono presenti. Ed è una gioia vedere le persone vivere questi momenti “wow”, vero?
Utilizzando metodologie naturalistiche, ho studiato le emozioni presenti in queste osservazioni. Ho registrato quasi 20 osservazioni, in contesti e istituzioni diverse, utilizzando telecamere a infrarossi, e ho analizzato in profondità le interazioni tra pubblico, mediatori/educatori e telescopi.

IR image observing in a Astroparty in the Constancia Ciencia Viva Science Center in Portugal
Immagine all’infrarosso di Joana Marques durante un Astroparty al Science Center Ciencia Viva di Constancia, in Portogallo

Quali sono le principali emozioni che hai riscontrato? Sono tutte positive?
Ciò che emerge chiaramente dai dati è che non tutte le emozioni espresse sono positive. Nonostante i momenti di stupore, gioia e sorpresa siano prevalenti, sono presenti anche frustrazione e delusione.
Lo studio mostra anche come queste emozioni siano caratterizzate nell’interazione, come vengano espresse, cosa le scateni e quale ruolo svolgano. Inoltre, chiariamo che questi momenti emotivi positivi sono condivisi e sono correlati a sentimenti di intimità, autenticità, curiosità, coinvolgimento, riflessione e contemplazione durante l’osservazione.

Come mai?
L’universo è così affascinante, così maestoso. Penso sia naturale che le persone provino stupore e gioia mentre osservano il cielo e mentre pensano all’universo e alle sue straordinarie caratteristiche. In particolare, quando si osserva attraverso il telescopio, si vive questo momento autentico e intimo con l’oggetto celeste, con l’universo, che è molto speciale e può essere emozionante.
D’altra parte, come dimostra anche la nostra ricerca (e chi lavora nel settore lo sa bene), l’atto di osservare attraverso l’oculare non è semplice e a volte le persone hanno difficoltà. Parte della frustrazione e della delusione ha origine da qui.
L’altro fattore che ritengo giochi un ruolo è la sovraesposizione alle meravigliose immagini dell’universo che oggigiorno sono disponibili ovunque. Alcune persone sembrano aspettarsi una visione simile quando guardano attraverso l’oculare, e questo può essere deludente. Quindi parte del lavoro del mediatore/educatore è anche gestire queste aspettative del pubblico. I risultati di studi come il nostro, sulle emozioni nell’interazione con l’osservazione, possono aiutare gli educatori a fornire loro gli strumenti per gestire queste emozioni.

Questo è un ottimo punto da portare a casa. Cos’altro possiamo imparare dai tuoi risultati e implementare nella pratica del public engagement dell’astronomia?
Che io sappia, è la prima volta che uno studio descrive e comprende queste pratiche e questi fenomeni. Può aiutarci a definire, pianificare e condurre meglio queste attività e contribuisce anche alla formazione di educatori/mediatori. Lo studio aiuta a comprendere le caratteristiche delle emozioni, quando e come possono manifestarsi, aiutando così i mediatori a gestire le emozioni del pubblico, sia quelle positive che quelle negative.
Il nostro lavoro collega anche i momenti emotivi alla curiosità, all’interesse, alla contemplazione e all’intimità. Dimostra, ad esempio, che i momenti emotivi sono ottimi per approfondire la comunicazione sull’astronomia, rispondere alle domande e favorire la curiosità e la contemplazione. Questo ha il potenziale per aiutare il pubblico a vivere un’esperienza più profonda.
Le osservazioni del cielo sono pratiche ancora poco studiate. Questi e altri risultati sui metodi e le strategie pratiche per osservare al telescopio, gestire le emozioni, comunicare contenuti astronomici, ecc. e, più in generale, comprendere le diverse dimensioni di queste attività possono sicuramente aiutare i professionisti a pianificare, condurre e valutare le loro osservazioni.

2023 Observation of annular eclipse in Maranhao Brazil
Osservazione dell’eclissi anulare del 2023 nel Maranhão, in Brasile

Se da una parte questo studio è incentrato su un aspetto mai indagato finora in un contesto astronomico, allo stesso tempo si colloca all’interno di un filone più ampio nella ricerca in comunicazione della scienza, che ruota intorno alle emozioni. Perché pensi che questa area sia diventata un trend, specialmente negli ultimi anni?
L’ambito della ricerca in didattica e comunicazione scientifica informale è relativamente nuovo, quindi ci sono ancora molti aspetti da esplorare e definire. Le emozioni sono uno di questi e rappresentano sicuramente un trend recente. In particolare, in astronomia, la ricerca si è preoccupata a lungo di forma, contenuto e misconcezioni, ma è sempre più chiaro che le emozioni fanno la differenza nell’apprendimento e nell’esperienza complessiva del pubblico. I professionisti lo sanno da tempo e immagino che la ricerca si stia mettendo in pari.
Quindi, uno dei motivi dell’interesse per le emozioni è che esse trovano riscontro nella pratica. Ci sono stati anche sviluppi nei settori della psicologia, delle scienze cognitive e della sociologia delle emozioni, che contribuiscono all’interesse generale della ricerca in questo ambito.
Inoltre, le emozioni occupano un posto di rilievo anche nella cultura mainstream e sui social media. Ovunque si trovano contenuti sulle emozioni, l’intelligenza emotiva, la regolazione delle emozioni, l’espressione delle emozioni, eccetera.

Parliamo un po’ del tuo paese, il Portogallo. Qual è lo stato della ricerca, comunicazione e didattica in astronomia?
In Portogallo c’è una grande Agenzia Nazionale per la Cultura Scientifica e Tecnologica chiamata Ciência Viva (Scienza Viva) che negli ultimi decenni ha avuto un grande impatto sul paese, costruendo decine di centri scientifici tematici. Questi sono tutti collegati in rete, creando partnership, scambiando conoscenze e supportando le scuole.
L’Agenzia promuove anche la cultura e la conoscenza scientifica finanziando diversi programmi di istruzione, divulgazione e formazione. Ha senza dubbio rivoluzionato la comunicazione e l’educazione scientifica in Portogallo e, di conseguenza, ha contribuito all’alfabetizzazione scientifica e a un più ampio accesso alla cultura scientifica. Esistono diversi di questi centri dedicati all’astronomia e molti altri che offrono contenuti astronomici, planetari, attività astronomiche, eccetera. Naturalmente ci sono anche altri musei e osservatori scientifici, riserve con cieli bui, un’attiva comunità di astrofili e altri enti dedicati alla didattica, alla comunicazione e alla formazione nel campo dell’astronomia.
Anche la comunità di astronomi e astrofisici è molto attiva e si riunisce in diversi istituti di ricerca, il più grande dei quali è l’Istituto di Astrofisica e Scienze Spaziali. Esistono anche un’Agenzia Spaziale Portoghese e una Società Nazionale di Astronomia, e la comunità di ricerca è fortemente coinvolta in importanti consorzi internazionali come ESA ed ESO. Direi che abbiamo una comunità vivace e variegata.

Planetarium of the Geophysical and astronomical observatiry of the University of coimbra where the offices of the IA in Coimbra University are
Joana Marques al planetario dell’osservatorio geofisico e astronomico all’Università di Coimbra

Quali sono, secondo te, le sfide più grandi per chi si occupa di comunicazione e didattica della scienza in Portogallo, e sono diverse da quelle che hai incontrato altrove?
Sarò brevissima: tempo, riconoscimento, risorse.
Non solo in Portogallo. Credo che la stessa cosa accada in molte altre parti del mondo. Le cose si sono evolute in modo positivo, ma in generale la comunicazione scientifica è ancora considerata periferica e sottofinanziata, per non parlare della ricerca in questo ambito.
In Portogallo, in particolare, identifico altre due sfide. La prima è che l’astronomia sta scomparendo dal curriculum scolastico formale, il che è molto preoccupante. La seconda è che la comunità, pur essendo vivace e variegata, è dispersa, e diversi attori e istituzioni trarrebbero beneficio da una maggiore comunicazione e collaborazione.

Tornando al tuo lavoro, quali sono gli aspetti più entusiasmanti e quelli più difficili in ciò che fai?
La ricerca non è un’attività lineare e si compone di molti compiti diversi. Uno degli aspetti più difficili è la gestione del tempo e trovare il tempo per essere creativi in ​​mezzo a tutti i vari compiti e richieste.
La parte più entusiasmante è proprio questa componente creativa e le scoperte che si fanno lungo il percorso. Amo anche il fatto di poter restare in contatto con la pratica dell’insegnamento dell’astronomia e con tante persone diverse e stimolanti.

Sei anche coinvolta nel Portuguese Language Office of Astronomy for Development dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU). Raccontaci di questo gruppo e delle sue attività principali.
Questo è un gruppo straordinario. Proveniamo da carriere e culture diverse e ci riuniamo perché condividiamo la stessa lingua.
Poiché il portoghese è parlato in tutto il mondo, abbiamo colleghi provenienti da Macao, Brasile, Mozambico, São Tomé e Principe, Angola, Capo Verde e Portogallo. Il nostro obiettivo è contribuire allo sviluppo delle comunità e degli individui in questi paesi e regioni attraverso l’astronomia.
Questo obiettivo si raggiunge attraverso programmi didattici, attività di divulgazione, supporto a progetti, formazione e altre iniziative. Dipende dalle esigenze e dagli obiettivi specifici di ciascun partner. Organizziamo anche attività globali in cui possiamo riunirci e connetterci con le diverse realtà locali.
È un gruppo straordinario di persone, che lavora con spirito di condivisione e rispetto per le nostre differenze. La rete che stiamo costruendo ci permette di mettere in contatto persone provenienti da queste diverse regioni, e questa è un’esperienza molto ricca per loro, sia in termini di opportunità che di rappresentanza e contatto con altre culture. Sono sempre più convinta che la più grande ricchezza e potere che abbiamo nel mondo siano la diversità e la capacità di dialogare e trovare un terreno comune, rispettando e imparando dalle differenze. Questo gruppo cerca di mettere in pratica tutto questo.

Talk about emotions in eclipses EAS 2025 Cork
Presentazione sulle eclissi e le emozioni al meeting annuale della European Astronomical Society a Cork, in Irlanda

Questa immagine riassume in modo molto bello la dinamica tra le differenze e le somiglianze che ci rendono ciò che siamo. Arriviamo così all’ultima domanda: ci sono autori, libri, persone o eventi speciali che ti hanno influenzata in questo viaggio?
Una grande ispirazione è stata sicuramente il cielo notturno. Sento che contemplarlo mi connette con il tempo e lo spazio, con l’umanità, la storia, l’universo e la natura. È così potente.
Ho iniziato a osservare il cielo notturno e a interrogarmi sull’universo nel giardino di mia nonna. Era un privilegio che molti oggi non hanno. Spero che studiare i processi di osservazione e comunicazione del cielo notturno ci aiuti a connettere più persone con esso e a proteggerlo. In un’epoca di luci a LED e schermi digitali, informazioni veloci e artificialità, osservare la notte, fermarsi, contemplare, interrogarsi e connettersi può essere trasformativo.
A questo proposito, un libro che negli ultimi anni mi ha ispirato in questo viaggio umano di connessione con il cosmo è stato “The Human Cosmos” di Jo Marchant (non tradotto in italiano al momento; ndr). Vorrei anche segnalare il libro “Wow! Come la nuova scienza della meraviglia quotidiana può trasformare la nostra vita” di Dacher Keltner, e, più vicino al tema della diversità e al suo ruolo cruciale nella storia della conoscenza scientifica, “Orizzonti. Una storia globale della scienza” di James Poskett. Questi tre libri hanno davvero ispirato il mio viaggio.

Joana Marques è una ricercatrice specializzata nella didattica informale dell’astronomia all’Istituto di di Astrofisica e Scienze Spaziali (IA) dell’Università di Coimbra, in Portogallo. Ha una laurea in fisica, un Master e un dottorato in didattica della scienza e della matematica. Ha una lunga esperienza lavorativa in musei, planetari e altre istituzioni di didattica informale della scienza, tra cui il Museo delle scienze all’ Università di Coimbra. Joana fa parte del PLOAD – Portuguese Language Office of Astronomy for Development dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU).

Add Comment

Click here to post a comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Scritto da

Claudia Mignone Claudia Mignone

Astrofisica e comunicatrice scientifica, tecnologa all'Istituto Nazionale di Astrofisica.

Categorie