Il cielo del mese

Il cielo di febbraio 2026: brillare oltre i confini

Studiare ci dà la soddisfazione più grande: quella di sentire che ogni giorno accresciamo la luce della nostra mente.(1)L’étude nous procure la plus grande des satisfactions: celle de sentir que nous augmentons chaque jour la lumière de notre esprit.Émilie du Châtelet

Lo spazio, che lo si osservi dal punto di vista scientifico o tecnologico, è da sempre un territorio quasi esclusivamente maschile. Non perché le donne ne fossero estranee per natura, ma a causa di pregiudizi profondamente radicati nella nostra cultura che hanno reso invisibile il loro sguardo, rallentando o ostacolando l’accesso a carriere considerate impropriamente “non adatte”. Eppure, la conoscenza non ha genere: uomini e donne, insieme, sono ugualmente in grado di contribuire al progresso della scienza e della tecnologia, ampliando i confini di ciò che sappiamo e di ciò che siamo in grado di immaginare, con competenze, visioni e sensibilità complementari.
Ancor oggi, nonostante il crescente numero di studentesse che scelgono percorsi universitari scientifici, le donne continuano a essere sottorappresentate nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Una disparità che non riflette il loro reale valore: molte scienziate hanno inciso, spesso in silenzio, sulla nostra comprensione del mondo e dell’Universo, senza tuttavia ottenere il riconoscimento che meritavano.
La storia della scienza, però, è costellata di nomi femminili rimasti ai margini come stelle deboli, ma fondamentali per disegnare la mappa del cielo e ricomporre l’intero mosaico della conoscenza.

Sophie brahe
Sophie Brahe – via commons
Una di queste figure è Sophie Brahe, sorella del più famoso Tycho Brahe. Nata quasi 13 anni dopo il fratello, Sophie iniziò a interessarsi di matematica e, soprattutto, astronomia. Tycho, tuttavia, oltre a indirizzarla verso l’orticoltura e la chimica, cercò a lungo di scoraggiarla a intraprendere lo studio di questa disciplina.
Il motivo principale era la preoccupazione di Tycho sulle capacità astrologiche della sorella: al tempo, infatti, redigere oroscopi per clienti ricchi era una parte importante del lavoro degli astronomi, che permetteva di recuperare agevolmente fondi senza bisogno di mecenati interessati alla parte scientifica.
Nonostante ciò, Sophie studiò sui volumi di astronomia del fratello e su altri testi in latino che si fece tradurre appositamente. Iniziò presto ad assisterlo nelle sue osservazioni del cielo notturno, come quelle condotte nell’osservatorio-castello di Uraniborg costruito sull’isola di Ven.
Grazie alle osservazioni compiute in quel decennio (gli anni Settanta del XVI secolo), Sophie ottenne una maggiore autonomia, vincendo così le diffidenze iniziali del fratello, che tra il 1588 e il 1597 lasciò spesso a Sophie, mentre era in giro per l’Europa, la redazione degli oroscopi per i ricchi clienti e la gestione di Uraniborg.
Dopo quegli anni, quando ormai aveva superato i 40, Sophie Brahe si sposò con l’alchimista Erik Lange, dimostrando una grande capacità di resistere alle più che probabili pressioni sociali relative al suo status, e anche di aver scelto il marito per motivi differenti da convenienza e simili (a parte il fratello, in famiglia si opposero tutti alla sua scelta).
Il marito provò, poi, a realizzare il più classico dei sogni alchimistici: la trasmutazione dei metalli in ora. Allo scopo, in pratica, consumò tutte le sostanze di Sophie, che, come il fratello, non era convinta di tale possibilità.
Dopo la morte di Erik, Sophie andò a vivere con il figlio Tage, nato dal suo primo matrimonio con Otto Thott, avvenuto nel 1579 quando aveva all’incirca 33 anni. Nella parte finale della sua vita si dedicò al lavoro che la rese maggiormente famosa, la redazione della genealogia delle famiglie nobili danesi.
Sophie Brahe, come molte altre figure di astronome e scienziate che raccontiamo nel nostro speciale Donne e scienza, ha dimostrato che la passione per la ricerca, nel suo caso l’osservazione del cielo stellato, è un atto di libertà, uno dei tanti di cui si rese protagonista nel corso della sua vita, ricordandoci che la vera conoscenza non è mai un limite, ma una forma di emancipazione.
Non resta quindi che interrogarci sul valore della diversità nella costruzione del sapere perché la scienza non è soltanto accumulo di dati, ma un atto profondamente umano che nasce dallo sguardo, dall’intuizione, dalla capacità di immaginare ciò che ancora non vediamo. E forse è proprio questo il legame più profondo tra donne e stelle: brillare oltre i confini imposti, illuminare l’oscurità con una luce che, anche quando sembra lontana, continua a guidare chi sa guardare il cielo con mente aperta e spirito curioso.

La Luna

Fasi lunari febbraio2026

Iniziamo il racconto del cielo notturno con le fasi lunari, in particolare per segnalare la Luna Nuova del 17 febbraio: in quella data, infatti, ci sarà un’eclissi solare anulare visibile solo dall’Antartide: stiamo preparando alcuni contenuti speciali su questa eclissi (oltre che sulle eclissi in generale), per cui stay tuned!

Le costellazioni

Costellazioni febbraio2026 stellarium
Una panoramica delle costellazioni a inizio febbraio 2026 – realizzata con Stellarium Web

Il cielo notturno, per quanto sia uno spettacolo affascinante, può disorientare, ma basta imparare a riconoscere le stelle più brillanti per orientarsi tra le costellazioni.
A Nord, le figure circumpolari ruotano instancabilmente attorno alla Stella Polare, l’unico astro che appare immobile. Tra queste spicca il Grande Carro (parte dell’Orsa Maggiore) che, in prima serata, sfiora lo zenit; le sue stelle “puntatrici”, Merak e Dubhe, indicano la Polare nell’Orsa Minore.
In posizione opposta al Carro brilla la “W” di Cassiopea, regione ricca di resti di supernove, seguita dalla caratteristica forma a “casetta” di Cefeo e dalla sinuosa costellazione del Drago.
Verso Ovest domina ancora il protagonista del cielo d’inverno: Orione, il Cacciatore. Allineando le tre stelle della sua Cintura si giunge a Sirio (nel Cane Maggiore), l’astro più luminoso del firmamento. Insieme a Betelgeuse e Procione, Sirio forma il celebre Triangolo Invernale. Prolungando la linea che va da Rigel verso Betelgeuse si incontrano i Gemelli: le due stelle principali della costellazione sono Castore e Polluce, i gemelli del mito greco che fecero parte degli Argonauti partiti alla ricerca del Vello d’oro. Tra l’altro proprio intorno alla stella Polluce è stato scoperto un gigante gassoso con una massa doppia rispetto a quella di Giove. Sul lato opposto, invece, brilla Aldebaran, l’occhio rosso del Toro, situato vicino all’ammasso azzurro delle Pleiadi (M45), le cosiddette “Sette Sorelle”, che rappresenta idealmente la spalla della costellazione.
Sempre a Ovest, basso sull’orizzonte nelle prime ore di buio, è poi possibile scorgere un oggetto del profondo cielo davvero straordinario: la galassia di Andromeda (M31). Visibile anche a occhio nudo (in buone condizioni di visibilità) come una piccola macchia chiara, dista da noi circa 2.5 milioni di anni luce e appartiene al nostro Gruppo Locale. La sua forma a spirale è simile a quella della nostra galassia, la Via Lattea. Le due galassie sono destinate a fondersi in un lontano (dal nostro punto di vista umano) futuro dando origine a un’unica gigantesca galassia.

La galassia di Andromeda. Foto di Albino Carbognani scattata con lo strumento TANDEM.
La galassia di Andromeda. Foto di Albino Carbognani scattata con lo strumento TANDEM.

L’orizzonte Sud segna il passaggio verso la primavera. Qui transita il Cancro, costellazione debole ma preziosa per l’ammasso del Presepe (M44), una macchia sfocata che, osservata al binocolo, rivela una miriade di colori.
Procedendo verso Est, il Leone annuncia la nuova stagione: è facilmente riconoscibile dall’asterismo della “Falce” e dalla brillante stella azzurra Regolo. Infine, seguendo la curvatura del timone del Grande Carro, l’occhio intercetta la brillante Arturo nel Boote e prosegue fino a Spica, nella vasta costellazione della Vergine, che sorge a chiudere la parata delle meraviglie di febbraio.

I pianeti

Concludiamo con un breve excursus sui pianeti di febbraio. Giove, il gigante gassoso sarà visibile nel cielo per tutta la notte. Puntando lo sguardo verso ovest, invece, vedremo Saturno in prima serata. Sempre nella stessa direzione, ma subito dopo il tramonto, sarà possibile osservare Mercurio e Venere: la visibilità del primo sarà migliore nella seconda parte del mese, mentre per Venere bisognerà attendere la fine di febbraio per osservarlo più alto sull’orizzonte.
A partire dal 20 febbraio e fino al termine del mese, sempre in condizioni di visibilità ottime, si verificherà una suggestiva configurazione: ben sei pianeti si troveranno contemporaneamente sopra l’orizzonte(2)Si parla anche di “allineamento”: i pianeti si trovano quasi tutti nello stesso settore di cielo. Giove, visibile a occhio nudo verso est, e poi Urano, Saturno e Nettuno particolarmente vicini, e molto bassi sull’orizzonte, visibili subito dopo il tramonto, seguiti da Mercurio e Venere.
Non certo la posizione migliore, per questi ultimi, per osservare così tanti pianeti in una sola notte, ma anche solo riuscire a osservarne un paio potrebbe rendere le notti di febbraio davvero emozionanti.

Allineamento pianeti 20 febbraio2026
I pianeti poco dopo il tramonto del 20 febbraio 2026. La linea rossa per apprezzare quanto siano prospetticamente allineati. Via Stellarium Web

Note

Note
1 L’étude nous procure la plus grande des satisfactions: celle de sentir que nous augmentons chaque jour la lumière de notre esprit.
2 Si parla anche di “allineamento”: i pianeti si trovano quasi tutti nello stesso settore di cielo

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Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università  della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

Eduinaf avatar autori Stefano Cidone

Laureato in Astrofisica presso l’Università della Calabria. Insegnante di Fisica e Matematica in Istituti d’Istruzione Superiore e attualmente al Polo Tecnologico "Donegani-Ciliberto" di Crotone. Presidente del Circolo Astrofili "Luigi Lilio" di Torretta (KR) e Socio dell'Associazione Astrofili Savelli, dove svolge un'attività di educazione e promozione della scienza e di divulgazione dell’astronomia.

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