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Cartoomics 2025: il gioco e la didattica nelle storie a bivi di Topolino

Raccontiamo dell'incontro svoltosi a Milano dedicato a Bruno Concina e alle storie a bivi di Topolino, tra gioco e didattica

Sabato 29 novembre 2025, sul palco principale degli eventi della Milan Games Week and Cartoomics 2025, si è svolto un incontro dedicato alle storie a bivi pubblicate su Topolino. In particolare l’obiettivo era celebrare la prima di queste storie, Topolino e il segreto del castello, scritta da Bruno Concina e disegnata da Giorgio Cavazzano. Pubblicata 40 anni fa, nel 1985, sul Topolino n.1565 (e recentemente ristampata sia sul Topolino n.3652 sia sul volume Le storie a bivi di Topolino), è la prima storia a bivi a fumetti del mondo. Per celebrarla sul palco sono saliti Francesca Agrati, Alessandro Mercatelli, Francesco Lancia e Ivan Bigarella.

Cartoomics2025 storie bivi
Alessandro Mercatelli, Francesco Lancia, Francesca Agrati e Ivan Bigarella

Come ricorda Mercatelli, che ha curato i redazionali introduttivi delle storie ristampate ne Le storie a bivi di Topolino, Concina, che era un insegnante, aveva introdotto il concetto delle storie a bivi già negli anni Settanta del XX secolo all’interno della sua tesi. Successivamente, grazie anche all’appoggio dell’allora direttore di Topolino Gaudenzio Cappelli, riuscì a portare avanti questo progetto e realizzarlo grazie anche al contributo di un eccezionale disegnatore che era Giorgio Cavazzano.
Cavazzano diede un contributo importante nel successo della storia, come la creazione delle “icone” che identificano ciascuno dei possibili bivi che il lettore deve affrontare nel corso della storia.
I racconti a bivi (citando dal mio articolo per il volume Le storie a bivi di Topolino) sono un classico all’interno dei librogame, più che un genere un vero e proprio stile narrativo che aveva l’obiettivo di far interagire il lettore con la storia. D’altra parte i primi librogame erano storie a bivi che, seguendo le teorie dello psicologo Burrhus Skinner, dividevano l’argomento da apprendere in piccole unità formative che alla fine avevano delle domande con risposta multipla. Di queste solo quella giusta permetteva di proseguire con il processo di apprendimento, mentre quelle errate, spiegando l’origine dell’errore, permettevano sì di riprendere il filo dei “bivi”, ma anche di riflettere sull’errore stesso.

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Prima pagina de Gli incontri ravvicinati di 5 tipi – da Topolino n.1585
E proprio intorno a Skinner è ruotato il breve intervento che, con grande gentilezza, mi ha concesso Francesca Agrati nel corso dell’incontro. E’ stato emozionante salire sul palco e raccontare, anche solo brevemente, dell’importanza che ha rivestito Concina nella mia formazione di giovane lettore di Topolino. D’altra parte, delle prime tre storie a bivi, la mia preferita è Gli incontri ravvicinati di 5 tipi, non solo per il tema fantascientifico, ma soprattutto perché dedicata a Yuri Gagarin, passato alla storia come il primo uomo nello spazio (completò un orbita intorno alla Terra il 12 aprile del 1961). Come ho detto agli spettatori in quella serata, la considera quasi una “previsione” su me stesso, visto che oggi ho l’onore e il piacere di lavorare in INAF occupandomi, peraltro, proprio di didattica e divulgazione.
E questo mi ha dato modo di agganciarmi, nella seconda parte dell’intervento, proprio alle attività di didattica e divulgazione dell’INAF, in particolare quelle con i giochi di ruolo e di carte che stiamo sviluppando e che vi raccontiamo di volta in volta qui su EduINAF, iniziando dal ben consolidato PIXEL. Mi è un po’ dispiaciuto non avere avuto il tempo (e in qualche modo anche la lucidità: l’emozione di parlare di un autore a me caro era tanta!) di approfondire tutti questi lavori citando progetti e gruppi, ma spero di aver stimolato gli spettatori presenti ad approfondire le nostre proposte una volta tornati a casa.

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Ivan Bigarella mentre racconta il processo creativo che ha portato alla realizzazione della cover del volume Le storie a bivi di Topolino.

Il resto dell’incontro è stata una vivace e divertente discussione sulla realizzazione delle storie a bivi, intervallata con una specie di piccolo spettacolo dal vivo in cui Francesco Lancia ha coinvolto il pubblico nell’esplorazione interattiva di uno dei possibili finali de Il segreto del castello.
Tra le curiosità che sono state svelate, anche quelle dietro la copertina realizzata da Francesco Bigarella per il volume Le storie a bivi di Topolino. L’abile disegnatore per l’occasione si è lasciato ispirare dalle incisioni di Maurits Cornelis Escher, mentre le colorazioni, realizzate da Mario Perrotta, sono state accostate da Lancia alle atmosfere di Squid Game, per un risultato finale che riassume molto bene lo spirito delle storie a bivi.
A Bigarella è stato anche chiesto quanto sia difficile disegnare una storia a bivi. Secondo Bigarella le storie a bivi hanno dei binari molto precisi e delineati che devono essere seguiti rigorosamente. Il disegnatore è quindi molto vincolato a questi dettagli.
Il disegnatore deve, poi, fornire tutte le informazioni visive necessarie per permettere al lettore di compiere una scelta, ma allo stesso tempo tentare di “ingannarlo”, ma senza commettere un vero e proprio imbroglio, rendendo l’operazione complicata.
La sfida maggiore è, però, riuscire a restare molto aderenti alla sceneggiatura. Normalmente, un artista può permettersi inquadrature diverse e mettere di più del proprio tocco, ma in una storia a bivi è “più inquadrato” e deve seguire uno schema grafico ben preciso.
A tal proposito Mercatelli ha ricordato come Cavazzano andava spesso a trovare Concina a casa sua, abitando a pochi metri uno dall’altro, per avere chiarimenti sulla sceneggiatura e se la sua interpretazione della storia era effettivamente coerente con quanto lo sceneggiatore aveva immaginato.
Interessanti, infine, le riflessioni di Lancia sul piacere dell’esplorazione narrativa. Il giornalista radiofonico, infatti, sottolinea come queste storie permettano ai lettori di correre rischi grazie alla possibilità di poter tornare indietro per esplorare altri finali, magari più soddisfacenti, cosa che per esempio manca nei giochi di ruolo tradizionali. Ha fatto anche piacere il paragone tra le storie a bivi e gli alberi della teoria dei grafi o i diagrammi di flusso dell’algoritmica (come avevo già fatto notare alcuni anni fa in occasione di una storia a bivi scritta da Marco Bosco).
Vorrei, però, chiudere con una frase di Alessandro Mercatelli su Concina: Cazzano ha detto che Concina era una persona che aveva una intelligenza divertente. Dobbiamo ricordare che era un insegnante, e come tale sapeva parlare al pubblico dei ragazzi: io credo che in questo volume troverete davvero tre grandissimi esempi di come si può catturare in modo incredibilmente creativo l’intelligenza delle persone.

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Scritto da

Gianluigi Filippelli Gianluigi Filippelli

Ha conseguito laurea e dottorato in fisica presso l'Università  della Calabria. Tra i suoi interessi, la divulgazione della scienza (fisica e matematica), attraverso i due blog DropSea (in italiano) e Doc Madhattan (in inglese). Collabora da diversi anni al portale di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, dove si occupa, tra gli altri argomenti, di fumetto disneyano, supereroistico e ovviamente scientifico. Last but not least, è wikipediano.

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