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SPRITZ 2026: la didattica della scienza si mette alla prova

Dal gioco alla progettazione di un percorso didattico, passando per inquiry e inclusione: a Bologna la seconda edizione di SPRITZ ha riunito 27 docenti da tutta Italia per tre giorni di formazione, confronto e sperimentazione.
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Il gruppo di SPRITZ 2026.

Dall’11 al 13 settembre l’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio di Bologna ha ospitato la seconda edizione di SPRITZ – STEAM Practices for Italian TeacherZ, il corso di formazione dedicato all’insegnamento innovativo delle STEAM e dell’astronomia, organizzato da NAEC Italia, IAU – Office of Astronomy for Education Center Italy e INAF, con il supporto della Società Astronomica Italiana. Dopo la prima edizione, ospitata nel 2025 alla Città della Scienza di Napoli, SPRITZ è tornato con una formula rinnovata. Ventisette docenti provenienti da diverse regioni italiane, di cui tredici della scuola secondaria di primo grado, tredici della secondaria di secondo grado e una docente della primaria, hanno lavorato insieme per tre giornate su Game-Based Learning, Inquiry-Based Learning e Universal Design for Learning, le tre metodologie attorno alle quali ruota il progetto.

Prima fare, poi capire

La struttura delle giornate seguiva una regola semplice: partire dall’esperienza. Prima di parlare di una metodologia, i docenti venivano coinvolti in prima persona in un’attività. Solo dopo arrivava il momento di fermarsi, analizzarla e chiedersi che cosa fosse successo: quali scelte avevano guidato il percorso? Quale ruolo aveva avuto chi conduceva l’attività? Quanto spazio era stato lasciato alle domande, al confronto, agli errori o alle diverse modalità di partecipazione?

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Docenti al lavoro… giocando! Uno dei momenti di SPRITZ 2026.

In altre parole, le attività venivano prima vissute e poi “smontate”, per riconoscere al loro interno i meccanismi del game-based learning, dell’inquiry e dello universal design for learning. È un passaggio particolarmente importante perché sposta l’attenzione dalla singola attività alla progettazione didattica. Un gioco, un esperimento o una visita in laboratorio non sono automaticamente esperienze di apprendimento attivo: conta il modo in cui vengono inseriti in un percorso, le domande che li accompagnano e ciò che succede prima e dopo.

Dal gioco al laboratorio, e ritorno

Durante SPRITZ i partecipanti hanno quindi provato a costruire veri e propri percorsi didattici mescolando formati diversi: momenti più frontali, attività laboratoriali, visite e giochi. Tra gli strumenti utilizzati c’erano Cosmo Hunters ed Esopianeti in scatola, che diventano punti di partenza per affrontare temi anche molto diversi tra loro: dalla luce alla ricerca di pianeti extrasolari, fino alle condizioni necessarie alla vita e alla biologia.
L’astronomia per noi di SPRITZ non è il fine, ma uno straordinario strumento educativo: attraverso le metodologie del corso e il fascino intrinseco di questa disciplina, le attività sul cosmo diventano l’apripista per parlare di scienze, ecologia e cultura a 360 gradi dice Giannandrea Inchingolo, organizzatore di SPRITZ. Il punto, quindi, non è soltanto insegnare astronomia, ma usare il cosmo come terreno comune da cui partire per costruire connessioni tra discipline, domande e linguaggi diversi. Per Cosmo Hunters Bologna è stata anche una sorta di battesimo del fuoco per la nuova edizione del gioco, rivista con particolare attenzione all’accessibilità. Tra le novità c’è l’introduzione del sistema ColorADD, un codice grafico che associa simboli ai colori e consente di distinguerli anche alle persone daltoniche.
L’attenzione all’inclusione non è stata però limitata ai materiali. Il gruppo JEDI dell’I-OAE ha predisposto anche uno strumento di verifica delle attività, poi utilizzato per rileggerle e discuterle alla luce dei principi dello universal design for learning.

Un corso che continua dopo Bologna

Come già accaduto nella prima edizione, i tre giorni in presenza sono soltanto l’inizio. SPRITZ nasce infatti come un percorso che prosegue durante l’anno scolastico: i docenti porteranno nelle proprie classi attività, metodologie e idee sviluppate durante il corso, con l’accompagnamento del gruppo di lavoro. Per l’edizione 2026 sono previste sessioni periodiche durante l’anno, indicativamente ogni quadrimestre, nelle quali ritrovarsi per fare il punto: capire che cosa è stato effettivamente sperimentato in classe, quali adattamenti sono stati necessari, che cosa ha funzionato e quali nuove idee sono nate a partire dall’esperienza di SPRITZ. È forse qui che il corso mostra meglio la sua natura: non una raccolta di attività da riportare a scuola così come sono, ma uno spazio in cui docenti e formatori possono continuare a progettare, osservare e modificare insieme.

Anche la formazione ha bisogno di tempo per stare insieme

Le discussioni non si sono fermate alla fine delle sessioni di lavoro. Anche i momenti informali hanno avuto un ruolo importante nei tre giorni bolognesi. Durante un aperitivo ludico docenti e formatori hanno potuto continuare a conoscersi attorno ai tavoli da gioco; un’altra occasione è stata la visita alla Specola di Bologna, da poco riaperta. Dopo due edizioni, SPRITZ comincia così ad avere anche un’altra dimensione: quella di una comunità di insegnanti provenienti da scuole, territori ed esperienze differenti, che trova nel confronto uno spazio per mettere alla prova non soltanto nuove attività, ma anche il proprio modo di insegnare la scienza.

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