Si può usare il fascino del cielo per parlare di qualcosa di profondo e pervasivo, che ha a che fare con il pensiero critico, come la logica? Da un paio d’anni, insieme a un gruppo di soci dell’Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA), astrofili che portano da tempo l’astronomia nelle scuole, ci siamo posti questa domanda. L’idea che ne è nata è semplice: portare in classe le fallacie logiche, gli errori di ragionamento che usiamo tutti senza accorgercene, e discuterne insieme agli studenti partendo da frasi ed esempi della vita di ogni giorno.

Le radici del progetto: disinformazione e metodo scientifico
Gli spunti per questo progetto sono arrivati da più fonti. Ci ha colpito soprattutto il Nobel Prize Summit 2023 “Truth, Trust and Hope”, dedicato a Countering Misinformation and Building Trust in Science, che ha ribadito quanto sia urgente sviluppare il pensiero critico. A farci riflettere, però, è stato anche un testo più datato, ma decisamente attuale: nel 1995 Lucio Russo, in Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola?, metteva in guardia dal rischio di un progressivo allontanamento dei programmi scolastici dalla tradizione ipotetico-deduttiva, quella radicata nel ragionamento euclideo e nel metodo scientifico, e dalla conseguente perdita di pensiero critico.
Ci siamo quindi messi al lavoro, progettando un intervento da portare nelle scuole e tra il pubblico articolato in due fasi.
Il laboratorio
Fase 1: Riconoscere le fallacie logiche nella vita quotidiana
Nella prima, di circa 30 minuti, si parte “a freddo” con un quiz interattivo: si mostra una frase o un breve dialogo chiedendo ai partecipanti di individuare l’errore logico.
Gli esempi non arrivano dai manuali di filosofia ma dalla quotidianità: i primi due riguardano le fallacie logiche in senso stretto come l’affermazione del conseguente (ben illustrata dalla frase Se il ladro è entrato dalla finestra, allora ci devono essere delle orme sul prato. Ci sono delle orme sul prato, quindi il ladro è entrato dalla finestra.) o la negazione dell’antecedente (Se Jacques è francese, è europeo. Jacques non è francese, dunque non è europeo.).
Ci sono poi le fallacie argomentative, quelle che incontriamo più spesso nella vita privata e pubblica. La falsa dicotomia: Ho chiesto un aumento al mio capo ma ha rifiutato; o non è consapevole del mio lavoro oppure ce l’ha con me.
L’appello all’autorità: È vero che questo integratore fa bene perché lo dice il famoso dottore Pincopalla, che ha un milione di follower su TikTok.
L’argomento fantoccio, nello scambio:

Ritengo che dovremmo spendere di meno per l’esercito e di più per l’istruzione
Quindi secondo te le forze dell’ordine sarebbero inutili e andrebbero smantellate?.
Si chiude con la classica inversione dell’onere della prova: È in atto un piano del governo per controllare le nostre menti tramite onde elettromagnetiche; dimostrami che non è così.
In tutto 15 fallacie, discusse una per volta con il gruppo.
Fase 2: Dai bias cognitivi alle euristiche di pensiero
Nella seconda fase, più breve, si razionalizza quanto discusso, riconducendo le fallacie a bias cognitivi e a fallacie euristiche, vale a dire “scorciatoie” o schemi errati di pensiero, descritti da Daniel Kahneman in Pensieri lenti e veloci, raccontando o replicando alcuni degli esperimenti descritti nel libro. Per esempio, un ricercatore presentò a due gruppi la stessa serie di sei aggettivi riferiti a una persona, ma in ordine invertito (“intelligente, industrioso, impulsivo, critico, ostinato, invidioso” contro “invidioso, ostinato, critico, impulsivo, industrioso, intelligente”). Il primo gruppo valutò la persona in modo nettamente più positivo del secondo: i primi aggettivi letti “colorano” il significato di quelli successivi, dando vita a un effetto alone basato solo sull’ordine di presentazione.
La sperimentazione sul campo: dati e conclusioni
Dopo una prima sperimentazione interna, il progetto è stato messo alla prova tra novembre 2025 e marzo 2026 con un pilot su 102 partecipanti in cinque sessioni, tutte nella provincia di Roma: tre con studenti delle superiori nell’ambito del programma AstroYoung, una con una quinta di liceo scientifico e una aperta ad appassionati di astronomia di ogni età. Al termine di ogni incontro un questionario anonimo ha raccolto dati su età, istruzione, conoscenze pregresse e acquisite, e un giudizio sull’utilità di insegnare questi temi a scuola.

I numeri portano a giudicare l’esperimento molto positivamente. La conoscenza pregressa delle fallacie è risultata bassa, in media solo il 39,3%, crescente con l’età. Più interessante il dato sulle fallacie “nuove” riconosciute dopo la sessione: in media il 29,7% in più rispetto a quanto dichiarato in partenza, con punte del 48,9% tra i 12 e i 17 anni. L’effetto è quindi tanto più marcato quanto più giovane e meno esperto è il pubblico.
Sul valore dell’insegnamento a scuola il giudizio è netto: quasi il 70% dei partecipanti assegna un punteggio di 4 o 5, su una scala da 0 a 5. Nei commenti liberi le parole più ricorrenti sono “interessante” e “utile”. Una presa di coscienza di come la logica non sia un esercizio astratto: è lo strumento con cui, ogni giorno, decidiamo cosa credere e come comportarci. Insegnarla, anche partendo dalle stelle, significa formare cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere un ragionamento fallace prima che diventi una convinzione.
L’Associazione Tuscolana di Astronomia (ATA), fondata nel 1995 e delegazione dell’Unione Astrofili Italiani, si occupa da sempre di ricerca, divulgazione e supporto alla didattica. Al suo interno, un gruppo di soci ha dato vita al Gruppo di Interesse “Divulgazione e didattica sperimentali per il pensiero critico”, dedicato a progettare e testare esperimenti come quello sulle fallacie logiche.
Questa sessione viene proposta gratuitamente alle scuole del territorio ATA condividendo l’esperienza con la comunità astrofila nazionale, con l’invito a replicarla.
Per avere il materiale della sessione, per qualsiasi commento o domanda scrivere pensierocritico@ataonweb.it.



Add Comment