È l’ultimo trimestre dell’anno e, prima di chiudere il 2027, con Universo Mondo andiamo ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia. Qui, incontriamo Kirubel Menberu, divulgatore scientifico e direttore operativo della Ethiopian Space Science Society, che ci parla delle gioie (e delle sfide) nel comunicare l’astronomia nel suo paese.

Ciao Kirubel, che piacere averti con noi sulle pagine di Universo Mondo! Parlaci un po’ di te, del tuo lavoro e del percorso che ti ha portato fin qui.
Sono direttore operativo della Ethiopian Space Science Society (ESSS) e divulgatore scientifico. All’università, mi sono formato in ingegneria elettromeccanica e adesso sto completando una laurea magistrale in ingegneria spaziale. Sono anche il National Outreach Coordinator (NOC) per l’Etiopia all’interno dell’Office for Astronomy Outreach dell’Unione Astronomica Internazionale.
Cosa ti ha attratto verso spazio e la divulgazione scientifica?
È un interesse che ho sin da giovane. L’astronomia e la scienza spaziale mi incuriosivano molto. Da studente, ho avuto l’opportunità di entrare nella ESSS, prima come socio e poi come volontario.
L’esperienza da volontario è stata cruciale, permettendomi di entrare in contatto con professionisti, istituzioni accademiche, e con tutta la comunità spaziale. In quel periodo, ho sviluppato un grande interesse per la comunicazione scientifica e la divulgazione dell’astronomia, e mi sono accorto che condividere la conoscenza dello spazio con gli altri era tanto importante quanto costruire i sistemi tecnici che lo esplorano. Alla fine, quel percorso mi ha portato a prendere il ruolo di leadership che ho oggi nell’organizzazione.
Raccontaci dell’astronomia in Etiopia.
L’Etiopia ha una forte tradizione di astronomia culturale. Manoscritti antichi, filosofia e folclore indicano che i nostri antenati hanno osservato il cielo per millenni. Un esempio di questa tradizione è il calendario etiope, assolutamente unico, che è in ritardo di 7-8 anni rispetto a quello gregoriano e conta 13 mesi. Tra le varie culture etiopi, i calendari indigeni solari e lunari hanno guidato l’agricoltura, la struttura sociale e la vita comunitaria nel corso della storia.
E in tempi più recenti?
L’astronomia moderna ha mosso i primi passi in Etiopia verso la fine degli anni Sessanta, con la fondazione di quello che oggi è l’Institute of Geospatial, Space Science and Astronomy all’università di Addis Abeba, con un piccolo osservatorio. Ma l’impulso scientifico rallentò, con poche attività tra gli anni Settanta e Novanta.
La svolta è arrivata nel 2004 con la fondazione della Ethiopian Space Science Society da parte di professionisti dell’università di Addis Abeba, leader di governo ed esponenti del settore privato. Condividevano la convinzione che la scienza e la tecnologia spaziale sono strumenti vantaggiosi per lo sviluppo nazionale sostenibile.
La ESSS ha lavorato per istituire il primo osservatorio di ricerca dell’Etiopia, portando alla costruzione dell’Entoto Observatory and Research Center nel 2012. All’inizio l’osservatorio era gestito come un consorzio istituzionale, poi è passato sotto la gestione del governo con la fonrazione dell’Ethiopian Space Science and Technology Institute (ESSTI, oggi parte dello Space Science and Geospatial Institute).
La ESSS ha anche contribuito alla stesura della strategia nazionale dell’Etiopia per lo spazio. Oggi, la società continua il suo lavoro per sensibilizzare l’opinione pubblica, potenziare le capacità di ricerca locali, promuovere le infrastrutture scientifiche e favorire la collaborazione internazionale.

Quali sono le attività principali della Ethiopian Space Science Society?
Le nostre attività principali si articolano su quattro ambiti fondamentali.
In primo luogo, la divulgazione scientifica per rendere le scienze spaziali accessibili a tutti. In secondo luogo, lo sviluppo di competenze e la formazione, educando gli studenti, valorizzando gli educatori e supportando i programmi di studio accademici. In terzo luogo, il sostegno alla ricerca e allo sviluppo di infrastrutture, agevolando le opportunità per i ricercatori locali e supportando strutture come gli osservatori. Infine, la diplomazia scientifica, le politiche di settore e la collaborazione internazionale, offrendo consulenza sui quadri normativi nazionali e instaurando legami con organizzazioni spaziali globali.
Tutti questi ambiti richiedono la nostra attenzione, ma la ESSS è nota soprattutto per le iniziative di divulgazione capillare rivolte alla comunità. Investendo nella formazione degli studenti e nell’informazione dei cittadini, la scienza smette di essere percepita come un lusso e viene riconosciuta come una necessità per il progresso.
Dunque la didattica e divulgazione scientifica sono centrali nella missione della Ethiopian Space Science Society. Parliamone meglio.
Sì, sono funzioni fondamentali della nostra società. Progettiamo piattaforme per rendere i concetti scientifici accessibili al pubblico, spaziando dai social media e piattaforme digitali a conferenze pubbliche, serate di osservazione astronomica e iniziative per la comunità. Il nostro lavoro è incentrato sul rendere l’astronomia più comprensibile e accessibile, diffondendo la conoscenza scientifica in Etiopia.
Per raggiungere questo obiettivo, operiamo attraverso una rete che comprende oltre 31 sedi regionali e numerose partnership istituzionali. Collaboriamo direttamente con le scuole primarie e secondarie per creare e sostenere club dedicati alle scienze spaziali, garantendo ai giovani l’opportunità di avvicinarsi alla scienza sin da piccoli.
Per il potenziamento delle competenze, la ESSS organizza regolarmente workshop tecnici, sessioni di formazione pratica e seminari per studenti universitari e professionisti a inizio carriera. Abbiamo anche creato una rete di mentoring che mette in contatto i giovani talenti etiopi con borse di studio internazionali, finanziamenti per la ricerca e network globali del settore spaziale.

Com’è una giornata tipica del tuo lavoro da direttore della ESSS?
La ESSS ha un team centrale ristretto, quindi il mio ruolo comporta responsabilità trasversali. Gran parte del mio lavoro comprende la pianificazione strategica, il coordinamento di stakeholder e l’espansione delle nostre partnership istituzionali. Trattandosi di un’organizzazione no-profit, dedico una quota significativa del mio tempo a reperire risorse e raccogliere fondi, attività sempre più complesse nel contesto economico odierno.
Per creare nuovi canali di partecipazione e garantire la sostenibilità dell’organizzazione, abbiamo ampliato la nostra presenza digitale lanciando un blog ufficiale, portali didattici e un negozio di merchandising. Insieme al team tecnico, supervisiono l’andamento e lo sviluppo di queste piattaforme.
Quando posso partecipo ad attività di divulgazione, faccio la guida astronomica durante l’osservazione del cielo con il pubblico, conduco laboratori per studenti o tengo lezioni nelle scuole locali. Mantenere un contatto diretto con queste attività di divulgazione mi permette di restare sempre focalizzato sui nostri obiettivi principali.
Che agenda fitta di impegni! Oltre a tutto ciò, sei anche parte della rete dell’Unione astronomica internazionale per la divulgazione in qualità di National Outreach Coordinator (NOC) per l’Etiopia. Come descriveresti questa esperienza?
Partecipare all’Office for Astronomy Outreach della IAU, prima come Deputy National Outreach Coordinator e poi come NOC, è stata un’esperienza preziosa. La rete NOC offre una piattaforma in cui i divulgatori di astronomia possono scambiarsi idee, mettere in comune risorse e collaborare a campagne su scala mondiale. Questo ci ha permesso di elevare le iniziative spaziali dell’Etiopia sulla scena globale, portando al contempo competenze internazionali nel paese.
Hai partecipato a qualche progetto globale all’interno di questo network?
Abbiamo partecipato a varie iniziative globali, tra cui 100 Hours of Astronomy, Telescopes for All, e le campagne per nominare gli esopianeti. La campagna IAU NameExoWorlds è particolarmente degna di nota. Era iniziata come un progetto di divulgazione scientifica e poi si è trasformata in un’iniziativa nazionale. Abbiamo organizzato votazioni pubbliche e azioni educative in tutto il Paese, coinvolgendo cittadini, scienziati e istituzioni governative. L’iniziativa è culminata nell’assegnazione ufficiale, da parte dell’Etiopia, di un nome a un esopianeta confermato e alla sua stella ospite, suscitando un notevole interesse sia nel pubblico che nella comunità scientifica.

Cosa pensi che abbia contribuito a fare di questo progetto un successo?
La collaborazione e il coinvolgimento della comunità sono fattori chiave del nostro successo. Quando un progetto viene co-creato insieme a scuole locali, sedi regionali, università e gruppi della società civile, si promuove uno spirito di cooperazione.
Inoltre, ideare iniziative che vadano oltre i grandi centri urbani per raggiungere le comunità rurali e quelle meno servite garantisce l’inclusività. Vedere la propria cultura locale e i propri giovani rappresentati in un’iniziativa scientifica di portata nazionale aiuta il progetto a raggiungere un pubblico più vasto.
La co-creazione e raggiungere le comunità meno servite sono anche al centro di Street Galaxy, una collaborazione a cui ti sei unito di recente, insieme ai NOC IAU di Italia e Brasile. Raccontaci qualcosa di questo progetto…
Street Galaxy è un’iniziativa internazionale che unisce la divulgazione astronomica all’arte. Invita i giovani, in particolare studenti provenienti da contesti svantaggiati, a esplorare concetti astronomici e a esprimere la propria comprensione della scienza attraverso la street art e i murales.
Storicamente, l’arte è stata uno strumento prezioso per comunicare idee e narrazioni culturali. Fondendo l’arte con l’astronomia, il progetto mira a superare le barriere linguistiche tipiche del mondo accademico, offrendo ai giovani una piattaforma per esprimere la propria visione della scienza e interagire con le comunità locali.
Secondo te, quali sono le sfide principali per un divulgatore scientifico oggi, in Etiopia?
Tra le principali sfide che affrontiamo a livello locale vi è quella di contrastare la percezione che le scienze spaziali siano un lusso, anziché uno strumento utile per ambiti quali lo sviluppo economico, l’agricoltura, la navigazione e il monitoraggio ambientale. C’è poi una lacuna nella comprensione pubblica di come le tecnologie spaziali incidano direttamente sulla vita quotidiana, ad esempio attraverso le comunicazioni satellitari, le previsioni meteorologiche e la gestione delle emergenze.
Ci impegniamo, inoltre, a combattere idee errate e pseudoscienza promuovendo un’educazione basata su evidenze concrete. Infine, le risorse finanziarie limitate e i pochi investimenti strutturali destinati alla divulgazione scientifica e alle iniziative di public engagement rappresentano un vincolo costante.
E a livello globale? Pensi che le sfide che i tuoi colleghi internazionali si trovano ad affrontare siano diverse da quelle che incontri tu a livello locale?
Fondamentalmente, i divulgatori scientifici di tutto il mondo affrontano sfide comuni: colmare il divario tra le realtà scientifiche e il grande pubblico. La disinformazione, la pseudoscienza e la difficoltà nel reperire finanziamenti adeguati sono problemi diffusi.
Tuttavia, il contesto specifico varia. Nelle società laiche, la pseudoscienza può assumere forme diverse rispetto a quelle che assume nelle comunità a forte impronta religiosa. La divulgazione scientifica richiede un approccio attento al contesto culturale locale, pur promuovendo al contempo un approccio razionale. Comprendere queste sfumature è essenziale per comunicare in modo efficace.

Quali sono le parti più entusiasmanti e le più difficili del tuo lavoro?
Spesso, l’aspetto più impegnativo del mio lavoro è anche quello più gratificante: spiegare concetti scientifici in modo semplice e accessibile.
Interagire con un pubblico eterogeneo, composto da persone di diversa estrazione e fascia d’età, rappresenta una sfida. Ma vedere uno studente guardare attraverso un telescopio per la prima volta, o rendersi conto di come i satelliti aiutino a monitorare le colture, ripaga di ogni sforzo. Condividere con gli altri la passione per lo spazio è un’esperienza positiva.
Ultima domanda: ci sono autori, libri, persone o eventi particolari che hanno influenzato il tuo percorso?
Il mio primo incontro con l’astronomia è stato con il libro “What the Telescope Tells Us” di Pavel Klushantsev, che era stato tradotto in amarico da Ge’ezan Yemane. Ero alle medie e mi piacevano molto le sue illustrazioni e le storie che avvicinavano la mitologia all’esplorazione spaziale.
Qualche anno dopo, ho partecipato a una serata di osservazione pubblica organizzata dalla ESSS e ho visto per la prima volta gli anelli di Saturno al telescopio. Quell’esperienza è stata per me un momento decisivo.
Man mano che il mio coinvolgimento nell’ESSS cresceva, l’ex direttrice generale, Beza Tesfaye, è diventata la mia mentore. La sua guida e la sua leadership sono state fondamentali per orientare la mia carriera e permettermi di assumere responsabilità nel settore spaziale.




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