La mattina del 5 agosto 2026, intorno alle 8:35 ora italiana (CEST), il secondo stadio di un Falcon 9, uno dei razzi prodotti da SpaceX per la NASA, si è schiantato sulla superficie della Luna, vicino al cratere Einstein, sul bordo occidentale del disco lunare. L’evento, annunciato a livello mediatico, è stato ripreso da molteplici punti di osservazione, come per esempio nel video realizzato da Francesco Cotroneo da Merate proprio la mattina del 5 agosto.
Un impatto come questo è una rara opportunità sia per studiare la formazione dei crateri lunari grazie a un evento artificiale di cui si conoscono tutti i dati (peso, velocità, angolazione del razzo), sia per approfondire la composizione lunare a partire dai dati rilevati sulla polvere sollevata dallo schianto. Infine, le prime stime della NASA sul cratere generato (circa 18 metri di diametro e 3.6 metri di profondità) offriranno presto un confronto diretto con i modelli teorici di formazione crateri. Per un primo approccio alla materia vi invitiamo a dare un’occhiata a un’astrografica dedicata.

Un evento come questo riguarda anche da vicino il tema più ampio della gestione dei detriti spaziali: a causa delle molte missioni, in particolare verso la Luna, lo spazio tra noi e il nostro satellite si sta riempiendo di oggetti tecnologici, o pezzi di manifattura umana, su cui abbiamo scarso controllo. Chi fosse interessato ad approfondire può consultare il progetto di divulgazione INAF Sorvegliati Spaziali, dedicato al monitoraggio di detriti, asteroidi e altri oggetti che popolano lo spazio intorno a noi.
Ripercorriamo allora la storia di questo detrito in particolare: a essersi schiantato sulla superficie lunare non è il razzo completo, ma il secondo stadio, pesante circa 4-5 tonnellate, di un lancio avvenuto a gennaio 2025 che trasportava il lander lunare Firefly Aerospace Blue Ghost.
Mentre il primo stadio è rientrato a Terra, lo stadio superiore ha completato la missione principale ed è rimasto intrappolato per circa 18 mesi in un’orbita ellittica caotica attorno alla Terra, senza propellente sufficiente per le manovre di smaltimento (per capire meglio perché i razzi sono costruiti a più stadi, e cosa succede a ciascuno di essi, potete leggere questo approfondimento di EduINAF). Le perturbazioni gravitazionali combinate di Terra, Luna e Sole hanno progressivamente deviato la sua traiettoria, fino a che la Luna non l’ha “catturato”, portandolo allo schianto avvenuto pochi giorni fa. Nel futuro, con l’aumento delle missioni lunari, episodi come questo diventeranno quasi un’abitudine.


Add Comment